Oggi approfitto della domanda che mi avete posto qualche giorno fa su chi sia Damiano per raccontarvi una storia.
Siamo tra la fine del 1400 e inizio del 1500 in Assisi alla Corte dei Re, che era una borgata che oggi definiremmo “quartiere residenziale”, dove abitavano i nobili di Assisi. In questa corte vivevano molti bambini tra cui la famiglia Medina che aveva tre figli: Arnaldo, Francesca e Ariberto e i De Ghirlandeschi, che era costituita da una folta prole di ragazzi e due piccoli che si chiamavano Damiano e Arturo.
I fratelli Medina e i De Ghirlandeschi ebbero da subito una bellissima amicizia. Ogni giorno, dopo le lezioni impartite dai precettori, i Medina chiamavano gli amici Artuto e Damiano e, correndo per le vie di Assisi, salivano fino alla Rocca per giocare nei campi, rotolando giù dalle rive, rincorrendosi e nascondendosi tra il filarti d’uva e gli ulivi. Francesca, nonostante fosse femmina, veniva lasciata giocare con i fratelli e gli amici, e anche lei correva e rotolava dai pendii dei campi, la lunga gonna alzata e incastrata nella vita. I cinque amici continuarono a mantenere una forte alleanza anche da giovani ragazzi e seguitarono a incontrarsi ogni giorno ai piedi della Rocca Maggiore, sostituendo le corse nei campi con discussioni, chiacchiere e tante risate.
Erano giorni felici e spensierati, fino a quando durante uno scontro di guerriglia, entrambi i genitori Medina vennero uccisi. Restando soli, tutto il patrimonio e la gestione famigliare venne affidata al fratello maggiore Arnaldo, allora poco più che diciassettenne, che per il dolore della perdita e la preoccupazione per la nuova condizione di responsabilità, passò dall’essere un meraviglioso compagno di confidenze ad un dispotico capofamiglia. Relegò nell’immediato Francesca a uno status di semi schiavitù, non facendola più uscire, né studiare. E poiché sapeva che Francesca e Damiano erano profondamente innamorati, ritenne necessario impedire qualunque contatto tra i due e assicurare la sorella in un matrimonio di convenienza.
Per Francesca e Damiano fu un dolore atroce, ma con la complicità della bambinaia della famiglia Medina, riuscivano a mantenersi in contatto con lunghe lettere dove i due innamorati scrivevano promesse di amore eterno.
Damiano intanto, aiutato dai fratelli, cominciò a preparare una via di fuga per entrambi. Sistemò un maniero di loro proprietà a Foligno e organizzò tutto l’occorrente per prendersi cura della sua amata Francesca. Il loro progetto era quello di condurre Francesca lontana da Arnaldo e obbligarlo a concedere il permesso al loro matrimonio.
Nel frattempo Arnaldo, intuendo le intenzioni di Damiano, si concentrò nel trovare un marito alla sorella e ben presto stipulò un contratto matrimoniale vantaggioso con un famoso pittore, molto più anziano di Francesca. Avvisato dalla bambinaia, Damiano accelerò i tempi e un pomeriggio di sole, raggiunse Francesca ai campi. Una volta giunto sul posto si accorse che era presente anche Arnaldo, ma incurante della minacciosa presenza, in cima al carretto che li avrebbe portati via, si avvicinò a Francesca e con la mano allungata verso di lei le sussurrò: “Fidati di me, vieni”. Francesca ebbe un attimo di esitazione, guardò il fratello che nel frattempo si avvicinava con lunghe falcate e aria truce, e presa dal terrore non riuscì ad afferrare quella mano e la sua unica possibilità di una vita migliore. Damiano dovette allontanarsi, ma il suo intento era quello di tornare al più presto a prenderla.
Francesca fu nell’immediato deportata lontana da Assisi in luogo segreto, relegata nelle proprietà di famiglia del promesso sposo. Poiché nessuno sapeva dove fosse nascosta, Damiano non riuscì a raggiungerla e in pochi mesi si officiarono le nozze.
Per Francesca fu la morte del cuore, passò la sua giovane vita relegata in una fastosa villa nella città di Fornoli, suonando malinconicamente l’arpa e crescendo in modo apatico e freddo il suo unico figlio. La sua sola consolazione fu la cognata, con la quale instaurò una relazione di profonda amicizia e confidenza. Morì di tisi nel suo letto all’età di cinquantanni, assistita dalla cognata e dal figlio.
Damiano non si diede pace, per anni continuò a girovagare il lungo e in largo in tutti i paesi e le città, nella vana ricerca di Francesca. Non la trovò, ma questo suo girovagare lo portò ad incontrare molti personaggi di grande spessore culturale e spirituale, tra cui un certo Cosimo, medico speziale che lo volle come allievo e lo iniziò all’arte della medicina. Fu così che per Damiano cominciò una nuova vita. Nonostante il dolore mai sopito per la perdita della sua amata Francesca, riuscì a sublimare questa frustrazione e a elevare la sofferenza, prendendosi cura dei malati e diventando un medico speziale di grandi doti.
Damiano morì di malattia all’età di trentanni, in una viuzza secondaria mentre assisteva i feriti durante una delle tante guerre che in quel periodo affliggevano Assisi. Nemmeno una volta poté rivedere la sua Francesca, ma neppure mai la lasciò.
Damiano e Francesca hanno avuto molte vite insieme, Damiano in forme diverse rispetto quello che noi possiamo concepire, ma questo è un’altro racconto che forse capiterà di narrare più avanti. Questa è una storia che ancora oggi quando rievoco mi commuove profondamente e la parte di me che ricordo come Francesca, nonostante tutte le vite e i passaggi avuti e che ancora ho insieme a Damiano, provo un grande rammarico di quella violenta separazione e una profonda nostalgia per quella vita non vissuta e violata.
Quanto ho scritto sono ricordi che ho ritrovato durante i primi sette anni in cui ho lavorato da sola con Damiano, subito dopo l’esperienza di premorte. Nel corso di tutto questo percorso ho incontrato diversi personaggi che riguardavano quella vita ed è insieme a loro che ho ricostruito la storia. È stato molto interessante e per molti versi sconvolgente, perché in più di una occasione abbiamo avuto flashback contemporanei delle stesse situazioni.
Vi lascio con la frase che Damiano, la prima volta che ho rincontrato in questa vita, mi ha scritto:
Damiano io sono, spirito addetto alla bell’anima di chi, con cotanta nobiltà, cerca di ingegnarsi a capire l’impossibile nostro essere. Dirimpettai fummo e grande fu il nostro amore. Ma le famiglie ci divisero e triste esordio ebbe la nostra storia.
Grazie per avermi ascoltato.

Grazie Hariel, commovente!!! 💖💖💖
Grazie tesoro!
Molto bella e commovente sai Hariel che mentre la leggevo mi vedevo tutta la storia? Damiano me lo vedo moro con capelli mossi nn so xke ho questa immagine.
Hops! Damiano è moro con i capelli mossi, esattamente come lo vedi……..
Bellissima storia che veramente colpisce
Quanta tristezza e dolore in questi due innamorati! Ma in questa vita vi siete ritrovati,?
Si, difficile spiegare in che forma, ma si, siamo insieme in più dimensioni.
Bello e commovente. ❤️❤️❤️