A cosa serve fare ricerca interiore, se non mi rende felice?

Mi è stata posta questa domanda:

“A cosa serve fare ricerca interiore, se non mi rende felice?”.

Non è solo per il periodo che state attraversando che è così importante comprendere chi siete e che senso ha la vita su questo piano materiale. Se considerate che il senso di tutto ciò che state facendo nelle vostre giornate è trovare voi stessi attraverso l’esistenza e il rapporto con gli altri, comprenderete bene che conoscere sé stessi è il fulcro, e l’unico mezzo per fare pace e comprendere la vostra intera esistenza. Se non lavorate su di voi, subite la vita, perché patite gli attacchi dell’ego e la sua interpretazione, perché non avete possibilità di esprimere voi stessi, la vostra essenza, la vostra anima.

Senza fare ricerca interiore siete vittime della vostra educazione, delle generazioni passate, delle convenzioni sociali, di essere quello che vi hanno insegnato ad essere. Se comprendeste che tutto ciò che avete come informazione dentro di voi, è solo il piano di partenza, la base di lancio per il vostro progresso, comprendereste che fermarvi a tutto ciò, significa non procedere nella vostra evoluzione.

Si, lo so, lo comprendo e in parte me ne ricordo della sofferenza. Fare ricerca interiore e dire che non è stancante, è un inganno per voi stessi, molto più semplice far finta di non vedersi, guardare sempre gli altri, i loro errori, le loro mancanze. Senza considerare, dimenticandosi, che tutto ciò che vedete non è la realtà, ma è il vostro paio di occhiali.

Fare ricerca interiore, essere onesti con sé stessi, darsi disponibili al cambiamento è una grande fatica, significa smettere di avere punti di riferimento. E non avere punti di riferimento è tremendamente spaventoso. Se però comprendeste che sono proprio i punti di riferimento ai quali siete attaccati che vi fanno soffrire, che vi mantengono in una mediocrità di vita dove la vostra vera essenza è relegata a piccoli, insignificanti spazzi, allora comprendereste quanto sia essenziale, utile, illuminante percorrere la via della ricerca interiore.

Chi mi ha posto la domanda dice di non essere felice, ma la causa è fare ricerca interiore? Alcuni di voi sono convinti che, se non ci si affaccia alla complessità della propria esistenza, se non ci si fa domande, se ci si accontenta del proprio spazio assegnato, la vita è più semplice.

Ebbene, forse è vero, forse non farsi domande è comodo, è una assicurazione verso un tranquillo passaggio verso l’eternità. Ma è così? La pulsione di ogni essere verso la crescita e la verità è inconscia, impossibile da fermare.  La ricerca della bellezza, della ricchezza interiore pulsa e si fa sentire in tutta l’esistenza. Ed è per questo che c’è la rincorsa al potere, alle cose: la macchina più bella, la casa da sogno, i vestiti da regina. Un continuo riempirsi di cose apparenti che non vi bastano mai: appena ottenuti vi serve altro, e ancora, e ancora in un continuo riempirsi di esteriorità che non vi sfama. E se non riuscite a comprarvi tutto ciò, la vostra frustrazione continua a pulsarvi dentro, in un proseguire di ricercar cose che non ha fine.

Ecco, amici miei, la ricerca di voi stessi, del senso della vostra vita, del contattare la vostra essenza significa smettere di cercare fuori, e cominciare a trovare, fra una convinzione e l’altra, tra una deformazione e l’altra, tra una educazione forviante e l’altra, la vostra vera essenza, il vostro essere. Ed è solo allora che troverete pace: con fatica, e a volte con sofferenza.

La strada giusta, l’unica percorribile, non è fatta di cose esteriori, ma di quella ricchezza e pienezza che solo l’incontro con il proprio SE superiore produce in voi. Lavorare su di voi, significa avere la scelta e il controllo della vostra esistenza. La felicità la dovete cercare e costruire, non arriva da sola.

Buona ricerca interiore fratelli di luce.

Damiano

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