Se mi avete seguito in queste ultime settimane, avrete cominciato a comprendere che, se rimanete aderenti alla visione della vostra mente, se credete in ciò che pensate, e se non attivate nella vostra esistenza l’osservazione, poiché il vostro mentale è costituito da immagini rimandate dai vostri antenati, dalla vostra educazione, dal condizionamento della vostra società, difficilmente potete percepirvi nella vostra essenza.
Fondamentalmente è necessario che voi comprendiate che chi si muove, chi parla, chi pensa, non siete voi, ma l’immagine educativa che i vostri istitutori vi hanno imposto. Voi siete ciò che gli altri pensano di voi, almeno fino a quando cominciate a dissipare questo labirinto di specchi che vi impedisce di vedere voi stessi.
La programmazione che avete subito, partendo dagli anni della scuola, vi ha educato alla necessità di avere risposte immediate a qualunque stimolo. Questo condizionamento, apparentemente innocuo, è nella realtà un grande limite per il percorso verso voi stessi e la vostra interiorità, e un ostacolo per riscoprire e far emergere la vostra unicità. La risposta immediata è forviante, parte da una aspettativa, un obbligo, una necessità che il vostro ego soddisfa ogni volta che è stimolato. Come soldatini replicate a qualunque quesito con prontezza e immediatezza, mentre difficilmente vi prendete il tempo per comprendere cosa sia il vostro reale bisogno.
Nella realtà delle cose, MAI la vostra verità è contenuta nelle vostre risposte. L’unica strada verso la consapevolezza e la felicita è l’ascolto silenzioso, l’osservazione, l’attesa. Perché è in questo ascolto che possono giungere a voi domande esistenziali: Cosa significa ciò che mi capita? Come mi fa sentire quanto sta accadendo intorno a me? Cosa mi racconta il mio corpo in questo istante? E così via, in una lunga sequenza di domande legate all’osservazione di voi stessi e della vostra vita.
Ogni domanda che ponete vi accompagna all’osservazione della vostra realtà, e questo guardare ciò che vi circonda, se slegato dalla volontà di dare una risposta, di risolvere il “problema”, di ottimizzare le vostre prestazioni, apre un circuito di guarigione energetica, che vi accompagna verso la purificazione del vostro stato emotivo e mentale. Come conseguenza vi avviate verso grandi cambiamenti nelle vostre vite.
Ogni domanda che ponete è un filo vibrazionale, il quale si aggancia con le linee pensiero che vi circondano. Così facendo mandate un messaggio all’etere, e calamitate in voi risposte che non sono vostre. Ogni interrogativo cioè, apre un circuito di guarigione energetico che non vi appartiene, ma raggiunge strati della coscienza collettiva, dentro cui sono registrate tutte le conoscenze, le risposte, la saggezza esistente, esistita.
Questo miracolo quotidiano, miseramente si blocca quando tentate di prendere il controllo e cercate le risposte dentro i vostri pensieri, o ragionate con la vostra mente. Ricordate che chi crea il problema o il disagio è il vostro mentale, che con la sua visione manipola la vostra realtà quotidiana. Se rispondete alla vostra difficoltà con lo stesso mezzo che l’ha creata, non arrivate a nulla, mentre il circuito si interrompe perché la risposta del vostro ego crea un appagamento illusorio. Trovando soddisfazione nelle sue stesse spiegazioni, non cerca altro, e il meccanismo di guarigione si interrompe.
Smettete di rispondere alle domande, siano esse interiori, stimolate dalla vita o espresse dall’esterno. Cercate le vostre domande, ponetele a voi stessi, e poi lasciate andare, e attendete osservando le risposte che arrivano, non con pensieri precostituiti, ma con impulsi illuminanti, intuizioni, realtà e situazioni che potranno aprirsi davanti ai vostri occhi, o semplicemente con messaggi casuali: una scritta su un muro, una frase estrapolata da una conversazione di sconosciuti, un simbolo trovato in natura.
Ci sono infiniti modi di comunicare con la parte migliore di voi, o con l’universo infinito, serve che smettiate di limitare i vostri sensi a ciò che conoscete, che vi hanno insegnato, serve che vi allunghiate un po’ più su, verso l’alto, verso l’ascolto di ciò che non è il parlato.
Tacete se volete comprendere la parte di voi più integra.
Tacete se volete abbracciare ciò che vi circonda.
Tacete se volete conoscere gli esseri che vi accompagnano in questo ciclo di vita.
